PALAZZO EMMENTALER .
Il
primo esempio di “brutalismo
ricutinato”
made in maremma
Se non ci fosse da piangere lacrime amare bisognerebbe sbellicarsi dal ridere a crepapelle.
Come trasformare due, dicasi due, milioni di euro investiti, nelle intenzioni, in un edificio pubblico ad un monumento celebrativo al cacio svizzero
più blasonato.
Cosa?
Ma è ovvio! Il
nuovo parto della premiata ditta “assessorato e contigui” del comune di Grosseto.
Il neo edificio multi strutturale/multi funzione/multi(ple) destina zioni (a sapere quali visto che ci vogliono ficcare dentro di
tutto) di Via Saffi!
No, non il carcere, quello resta dov’è, quell’altro, quello che
ancor prima della sua inaugurazione è stato già battezzato “Emmentaler” .Del resto un monumento lo è già. Innanzitutto un monumento alle
varianti. Dal progetto, di cui ci sono ampli esempi nei rendering
universalmente elargiti alla popolazione al risultato finale la differenza è
abissale (in peggio ovvio).
Perché?
Ovvio: ci sono le varianti.
Dal colore inizialmente proposto a quello attuale,
oggettivamente un giallo acceso (Pantone, consultata sul punto, dichiara che la
tonalità Pantone 116 C si usa solo per la segnaletica orizzontale),
il salto è cromaticamente enorme. Si attende che al calar delle tenebre si
possa apprezzare una possibile luminescenza assolutamente inedita.
Perché questa scelta?
Ovvio: ci sono le varianti.
L'aumento della volumetria complessiva?
Probabilmente dettata dall'ansia di riempire quegli spazi vuoti
assolutamente anacronistici erroneamente piazzati sul progetto originale quali porticati,
androni e tutto ciò che, movimentando la facciata, potesse discostare
l'immagine di impatto dalla mera e semplice forma del parallelepipedo
rettangolo.
Perché?
Ovvio : ci sono le varianti
E la giustapposizione delle finestre? randomica-razional-incongruente!
Badando però a lasciar libero da interruzioni architettoniche un lato minore,
quello della crosta, quella che poi si toglie perché non commestibile.
Perché?
Ovvio : ci sono le varianti
Ricapitolando e sintetizzando: per certo la caciotta di
Sorano non offriva sufficienti spunti per le aperture e lo stesso gorgonzola
sarebbe stato una celebrazione delle muffe che, diciamocelo, in un edificio se
e quando si appaleseranno non sono ben gradite.
Un parallelepipedo giallo , sdraiato su un fianco con delle
aperture non simmetriche e un lato
completamente liscio si prestava al progetto.Smontate le impalcature , a cosa può assomigliare l’artefatto se non a
un trancio di Emmentaler?
Scavando nelle correnti architettoniche che potrebbero aver
ispirato i sommi progettisti, escludendo il modernismo, il brutalismo e perfino
il decostruttivismo, lasciando dormire sonni eterni e in santa pace, sia Gaudì che Le Corbusier, non
avendo avuto il conforto di Calatrava o di Fuksas ,sembra si sia stata dato libero sfogo alla creatività indigena (
strizzando l’occhio alla internazionalizzazione
delle prospettive del nostro comune) con l'avvio ad una nuova linea di
tendenza preponderante, localissima e autarchicamente proprietaria: no, non
quella dei “ caciottari” ma quella del
più altisonante del “brutalismo ricutinato”.
Sarebbe più corretta la definizione “latticino di lunga schiatta” ma ciò escluderebbe la sua
applicabilità a strade, come, per esempio la “green way”, progetto che
evidenzia la tendenza ai “ buchi” nell’esecuzione o la incompiuta
rinsecchita del parco del “ diversivo” o, altro esempio “ piazza della palma” dove il buco più grosso lo si è fatto nelle
tasche dei commercianti con la scusa della
qualità dell’abitare.
Il diavolo sta nei particolari e quindi nelle rifiniture.
Se piazza della palma , da piazza è stata adibita a parcheggio (
abitabile comodamente) , se la green
way, da percorso innovativo fruibile
anche da pedoni è diventato una striscia assolata di parcheggi abusivi (di
auto), in perfetta coerenza con gli esempi fatti, sperimentali e, per questo,
di volta in volta, sempre più aderenti alla teoria , una scuola elementare , a
zero impatto climatico è in attesa dei pinguini raffrescanti previsti per
dicembre (dell’anno prossimo), la
domanda che assilla la cittadinanza a fronte di questa rivoluzione
architettonica non è cosa è ma perché e soprattutto quale sarà la prossima
evoluzione/applicazione del “brutalismo ricutinato” ?
L’assessore competente (?!?) sul punto tace, come sua abitudine.
L’altro assessore (quello al centro storico), pure. Il vice sindaco no, convintamente convinto della
genialità del genio geniale che si aggira per le stanze del palazzo. Opinioni.
Su quelle non si discute.
Sul resto sì: si chiama democrazia.
Soggiungono alla memoria le parole pronunciate da un noto
sovversivo (Cicerone), a Roma, nel senato, il 7 novembre 63 a.C.:
«Quo usque tandem abutere, Catilina, patientia nostra? Quam diu
etiam furor iste tuus nos eludet? Quem ad finem sese effrenata iactabit
audacia?»
Per chi non amasse il latino, più prosaicamente è bene ricordare
un altro soggetto altrettanto “ fuori dalle righe”, tale Dante Alighieri, che a proposito di quelli che si ostinano ad
esaltare incapaci e prepotenti , per convenienza spiccia, per ignavia o ,
peggio, per malafede osava dire :
"E quivi giù, entro nel fosso / vidi gente attuffata in uno sterco / che da li umani privati parea mosso."
(Inferno, Canto XVIII).
p.s.
La satira non esclude la verità che è alla base della satira.
Senza una verità non ci sarebbe satira.
Si chiama principio di non contraddizione.
Senza una verità non ci sarebbe satira.
Si chiama principio di non contraddizione.
Giandomenico Torella
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