POLLOCIECO
C’è una espressione tipica
contadina per indicare un soggetto che sta lì , prono ,
rassegnato e immobile, perché , appunto, essendo cieco, se si muove lo fa goffamente e
a casaccio. Becchetta senza vedere dove e, in definitiva, è in balìa del
contesto. Insomma quell’utile idiota: è il prototipo del il cittadino perfetto.
Pollo , non più pulcino ma non ancora gallo o gallina , anche nel cortile c’è il la "ə" inclusiva e non discriminante, dovessero offendersi il galletti di turno. Se poco poco sto pollo si permette un verso più deciso di un sommesso pigolio…apriti cielo! Il gallo di turno forte del suo chicchirichì maestoso sovrasta in decibel ogni possibile controcanto.
Fa specie, specie in questo periodo che la simpatica tenzone tra dendrologi (quelli che studiano gli alberi e le loro caratteristiche) e arboristi ( quelli che si occupano della salute e la gestione degli alberi ) si sia impuntata su dei tigli , certo una mano l’ha data anche la categoria dei giuristi ermeneuti ( quelli che si occupano del linguaggio del diritto) e in mezzo i polliciechi che si sorbiscono affermazioni tipo , udite udite , in un ottica di oculata buona amminstrazione, conti alla mano, col costo di un pneumatico del trattore ( o la manutenzione del verde che è lo stesso) si gommano almeno dalle 25 alle 60 e perfino 100 biciclette... un affarone no? Ditelo a un contadino e vederete cosa vi risponde vi rincorre sino a macchiascandona brandendo un tortore " green" per essere " a la page".
Curiosa sta cosa.
Curioso questo pathos che cresce sulla stampa e nei discorsi al bar sottocasa.
Tutto ci si sarebbe aspettato che gli italiani dopo aver sciorinato le proprie competenze tecniche da provetti commissari tecnici della nazionale ( di calcio , ma anche di hockey su ghiaccio e persino di curling) , dopo aver esaurito le proprie competenze come ingegneri strutturali ( ponte sullo stretto) stanchi per aver incrociato le lame sul riforma si / riforma no ( poco importa se si parli della Fornero o della separazione delle carriere) si stiano cimentando in un campo sinora inesplorato: il verde pubblico.
Guardando questo trend noiosamente ripetitivo mi sembra chiaro una cosa a prescindere dalle convinzioni personali. Al centro della querelle , più che l’argomento è lo schieramento o da una parte o dall’altra dei partecipanti come se la giusta via tra due accidenti parimenti viziosi si potesse tagliare col coltello ( Manzoni non sarebbe d’accordo). La trincea in cui si arrocca l’amministrazione pubblica ha una sola e deprecabile caratteristica, sempre quella che gli si rimprovera da più parti e da tanto tempo: la chiusura al dialogo.
Il pollo cieco ,tale resta , ne subisce il danno sintantoché non apre gli occhi e si guarda attorno. Vedrà che più che accanirsi a rincorrere il gallo, col rischio di prendere beccate, sono le galline spennacchiare che gli fanno da pollaio da mettere in pentola, quelle galline che il coccodè lo fanno a comando in consiglio comunale , senza mai e poi mai avere un rigurgito di dignità ponendo a se stesse e al resto dell’aia un semplice domanda “ ma sto gallo possibile che non ne fa mai una giusta”? Vitali solo al momento di alzare la manina ( aletta) esprimendo coccoSI o coccoNo a comando , per poi tornare a restare appollaiate mute e inutili tantomeno produttive di qualsiasi tipo di uovo. I nomi delle galline? Anche a farli sarebbe inutile. Un suggerimento: avete mai visto una interrogazione o una mozione da quelli che NON sono sui giornali? Possibile che, pur avendo avuto almeno un voto oltre mamma, nonna e zia, nessuno gli abbia mai chiesto: “ma tu cosa ne pensi?”, che fa al pari di “ ma tu lì che ci stai a fare?”
Quel povero neurone solitario ( cfr post “le cose che abbiamo in comune sono 4850”) resta combattuto tra la fazione dei SI e quella dei NO su qualunque cosa e non ne esce dal dilemma.
A meno che …vuoi vedere che i tigli ….facciano il miracolo di ridare la vista al pollo (cosa che la palma cerca da mesi a fare)? Un gallo qualunque ce lo dobbiamo tenere , serve sempre un gallo per la pepetuazione della specie , le galline ...pure, un uovo all'anno è meglio di niente...ma magari si cambiano le regole del pollaio ...tipo ...se sbagli ...ti si porta alle terme...quella calde calde ...bollenti bollenti con carote e sedano...e poi si fa festa, Noi polliciechi.
Pollo , non più pulcino ma non ancora gallo o gallina , anche nel cortile c’è il la "ə" inclusiva e non discriminante, dovessero offendersi il galletti di turno. Se poco poco sto pollo si permette un verso più deciso di un sommesso pigolio…apriti cielo! Il gallo di turno forte del suo chicchirichì maestoso sovrasta in decibel ogni possibile controcanto.
Fa specie, specie in questo periodo che la simpatica tenzone tra dendrologi (quelli che studiano gli alberi e le loro caratteristiche) e arboristi ( quelli che si occupano della salute e la gestione degli alberi ) si sia impuntata su dei tigli , certo una mano l’ha data anche la categoria dei giuristi ermeneuti ( quelli che si occupano del linguaggio del diritto) e in mezzo i polliciechi che si sorbiscono affermazioni tipo , udite udite , in un ottica di oculata buona amminstrazione, conti alla mano, col costo di un pneumatico del trattore ( o la manutenzione del verde che è lo stesso) si gommano almeno dalle 25 alle 60 e perfino 100 biciclette... un affarone no? Ditelo a un contadino e vederete cosa vi risponde vi rincorre sino a macchiascandona brandendo un tortore " green" per essere " a la page".
Curiosa sta cosa.
Curioso questo pathos che cresce sulla stampa e nei discorsi al bar sottocasa.
Tutto ci si sarebbe aspettato che gli italiani dopo aver sciorinato le proprie competenze tecniche da provetti commissari tecnici della nazionale ( di calcio , ma anche di hockey su ghiaccio e persino di curling) , dopo aver esaurito le proprie competenze come ingegneri strutturali ( ponte sullo stretto) stanchi per aver incrociato le lame sul riforma si / riforma no ( poco importa se si parli della Fornero o della separazione delle carriere) si stiano cimentando in un campo sinora inesplorato: il verde pubblico.
Guardando questo trend noiosamente ripetitivo mi sembra chiaro una cosa a prescindere dalle convinzioni personali. Al centro della querelle , più che l’argomento è lo schieramento o da una parte o dall’altra dei partecipanti come se la giusta via tra due accidenti parimenti viziosi si potesse tagliare col coltello ( Manzoni non sarebbe d’accordo). La trincea in cui si arrocca l’amministrazione pubblica ha una sola e deprecabile caratteristica, sempre quella che gli si rimprovera da più parti e da tanto tempo: la chiusura al dialogo.
Il pollo cieco ,tale resta , ne subisce il danno sintantoché non apre gli occhi e si guarda attorno. Vedrà che più che accanirsi a rincorrere il gallo, col rischio di prendere beccate, sono le galline spennacchiare che gli fanno da pollaio da mettere in pentola, quelle galline che il coccodè lo fanno a comando in consiglio comunale , senza mai e poi mai avere un rigurgito di dignità ponendo a se stesse e al resto dell’aia un semplice domanda “ ma sto gallo possibile che non ne fa mai una giusta”? Vitali solo al momento di alzare la manina ( aletta) esprimendo coccoSI o coccoNo a comando , per poi tornare a restare appollaiate mute e inutili tantomeno produttive di qualsiasi tipo di uovo. I nomi delle galline? Anche a farli sarebbe inutile. Un suggerimento: avete mai visto una interrogazione o una mozione da quelli che NON sono sui giornali? Possibile che, pur avendo avuto almeno un voto oltre mamma, nonna e zia, nessuno gli abbia mai chiesto: “ma tu cosa ne pensi?”, che fa al pari di “ ma tu lì che ci stai a fare?”
Quel povero neurone solitario ( cfr post “le cose che abbiamo in comune sono 4850”) resta combattuto tra la fazione dei SI e quella dei NO su qualunque cosa e non ne esce dal dilemma.
A meno che …vuoi vedere che i tigli ….facciano il miracolo di ridare la vista al pollo (cosa che la palma cerca da mesi a fare)? Un gallo qualunque ce lo dobbiamo tenere , serve sempre un gallo per la pepetuazione della specie , le galline ...pure, un uovo all'anno è meglio di niente...ma magari si cambiano le regole del pollaio ...tipo ...se sbagli ...ti si porta alle terme...quella calde calde ...bollenti bollenti con carote e sedano...e poi si fa festa, Noi polliciechi.
Giandomenico Torella

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