LA COSTITUZIONE E’ FASCISTA?
Bella fregatura! Ma c’è un ma, come sempre.
Seppure, apparentemente, la nostra costituzione sia più restrittiva di quella
precedente continua a prevedere un atto formale a suggello della buona fede di
chi è chiamato ad incarichi pubblici : un giuramento.
Si perché nella stessa costituzione la responsabilità
penale è personale e non data per accertata sino al terzo grado di giudizio, la
buona fede no. Va dimostrata. Con disciplina e onore
Dal 5 maggio 1995 si giura un po’ meno a meno che uno
non diventi Presidente della Repubblica ministro o primo ministro o magistrato,
militare, poliziotto, persino guardia ittica, necessariamente qualora lo
straniero voglia diventare italiano.
O sindaco. Questi e pochi altri giurano ancora.
Quando fu scritta, la costituzione, nessuno si sarebbe
mai sognato di rinnegare le origini “
giudaico/cristiane” della cultura di riferimento della nostra società. Ma è
successo. Nessuno mai e poi mai avrebbe immaginato che un’intera classe
politica fosse messa alla sbarra per corruzione. Eppure è successo. Sandro
Pertini, che non aveva peli né sulla lingua né li aveva avuti sulla canna della
pistola disse: "i magistrati non devono apparire incorruttibili, lo
devono essere", nel senso che per la magistratura la sostanza etica è
superiore all'apparenza ma si può ben ipotizzare che si riferisse a chiunque
occupi una carica pubblica.
Una cosa va detta a rimprovero ai padri costituenti.
Non aver avuto il coraggio di prevedere la perdita della cittadinanza per chi
macchia l’onore della patria con comportamenti privi di disciplina
e onore.
La cittadinanza non è un diritto inalienabile. Si guadagna giorno per giorno
con disciplina
e onore
in specie se si è chiamati a funzioni pubbliche. E tra i doveri dei
pubblici ufficiali c’è anche la trasparenza. Banalizzando un conto è gestire un
patrimonio, altro esserne il padrone, del resto anche nei vangeli non si
va tanto per il sottile quando si tratta di infedeltà al mandato ( Luca 12:41-48)
Ah, a proposito, è rimasto un retaggio dello statuto albertino
in costituzione: la parola “patria”. Ma non facciamone un dramma a scanso che
troppa morale rovini gli affari, le carriere e la visibilità social.
Giandomenico Torella

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