Il nodo della questione è semplice: i 210 abbattimenti rappresentano soltanto l’1,5% del patrimonio arboreo pubblico, una percentuale giudicata trascurabile. Non solo: l’amministrazione ha sottolineato che il numero complessivo degli alberi sul territorio è addirittura in crescita, grazie alle nuove piantumazioni effettuate in altre zone.
A prima vista, argomentazioni solide.
In realtà, due i punti deboli.
Il primo: il VTA non è l’unico metodo di valutazione disponibile, ma è stato presentato come se lo fosse, trasformando un’opinione tecnica in un dogma. Il secondo: il richiamo alla legge dei grandi numeri. Dire che il patrimonio arboreo cresce perché si piantano nuovi alberi altrove equivale a dire che a un viticoltore di Montalcino non dia alcun valore a un bicchiere d’acqua in pieno Sahara perché ha in cantina 100 botti di brunello , nel suo podere, a 1000 miglia .
Nessuno dei 35 consiglieri presenti ha abbia sollevato obiezioni sul paradosso logico . La risposta potrebbe trovarsi in un dato nazionale: secondo l’indagine OCSE-Piaac del 2024, circa il 35% degli italiani tra i 16 e i 65 anni soffre di analfabetismo funzionale. Tradotto: un italiano su tre fatica a distinguere informazioni attendibili da quelle false, ha scarso senso critico e tende a credere ciecamente a ciò che gli viene detto, pertanto per la legge dei grandi numeri ( o del pollo che uno mangia e l’altro sta a guardare) almeno 13 consiglieri comunali erano democraticamente analfabeti funzionali e con questa qualifica hanno votato dando per scontato che metodo e numeri fossero indiscutibili.
In questo contesto, il sindaco ha giocato con le parole stropicciando la logica. L’arma scelta è stata il litote, figura retorica che attenua un concetto negandone il contrario: “Che danno possono mai fare 210 alberi in meno, con tutti quelli che abbiamo?” A questo ha affiancato l’entimema, ossia il dare per scontati alcuni presupposti: l’assessore ha ragione perché si è affidato a un tecnico, e il sindaco stesso è più competente degli altri perché “imprenditore agricolo” e già che c’era c’ha ficcato dentro anche un artificio (affermando che in altre parti del territori ha fatto piantare tantissimi alberi anche di più di quanti sinora ne ha fatto abbattere) sempre in ossequio alla legge dei grandi numeri. Il risultato?
Una catena di deduzioni che porta a concludere che il ragionamento sia inattaccabile.
Ma lo è davvero? L’analisi logica mostra il contrario. I presupposti non sono mai indiscutibili e, anzi, la fonte da cui provengono appare debole. L’assessore ai Lavori Pubblici, come è sotto gli occhi di tutti, ha già dimostrato limiti nella gestione dei cantieri del PNRR: mancanza di trasparenza, scarsi chiarimenti, assenza di valutazioni costi/benefici. Alla luce di ciò, risulta difficile considerarlo una fonte affidabile proprio in una questione che richiede rigore e chiarezza.
Il caso degli alberi, dunque, non è solo un episodio locale ma un esempio emblematico di come il deficit di pensiero critico renda possibile far passare decisioni discutibili in pura punta di logica come verità inoppugnabili. L’uso di numeri e tecnicismi conferisce un’aura di scientificità a scelte che, invece, restano politiche e opinabili ma che soprattutto vanno valutate da chi le propone. E qui veniamo al dunque. Se è vero come è vero che lo stesso soggetto ( l’assessore ai LL.PP) ha dimostrato nella conduzione dei cantieri PNNR prestazioni deludenti, se è vero come è vero che il suo settore è impermeabile alla trasparenza , rifiutando sistematicamente ogni chiarimento sulla conduzione dei cantieri PNNR, se è vero come è vero che il rapporto costi/benefici non è mai stato posto come base per la conduzione delle opera pubbliche , come è possibile ritenerlo attendibile , proprio sul taglio di 210 alberi pubblici , sul come sia arrivato a tale numero e infine sul come ritiene di doverlo comunicare ( se lo ritiene, ovvio )? Col taglio degli alberi si assiste all’ennesimo scivolone (in punta di logica) e c’è una costante: l’assessorato ai lavori pubblici, chi lo rappresenta, come viene gestito e come è condotto il processo decisionale. Non c’entrano gli alberi, c’entra il fatto che se è vero che il 35% degli italiani è analfabeta funzionale, fortunatamente, il 65% non lo è.
Giandomenico Torella
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