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OICLAC: il calcio al contrario

                                                                                                         


        In Italia siamo tutti allenatori, esperti di tattica e commissari tecnici della Nazionale — anche se molti non hanno mai calciato un pallone. È una legge naturale: quando una squadra va male, la colpa è sempre dell’allenatore, e lui è il primo a essere cacciato.

Ma a Grosseto, questa logica si ribalta. Qui il calcio si gioca al contrario — anzi, si chiama proprio OICLAC.

Immaginiamo una giunta comunale come una squadra di calcio. C’è il patron (il sindaco), che mette la faccia e la credibilità; gli allenatori (gli assessori), ognuno con la propria “squadra” o delega; e i tifosi, cioè i cittadini, che con tasse e consenso tengono in piedi la baracca. Come nello sport, si tifa per la propria bandiera, non si critica il patron e si considera “avversario” chi non sostiene la squadra.

Finché si vince, tutto va bene. Ma quando i risultati non arrivano — cioè quando i cantieri si moltiplicano, i lavori restano fermi e la città si spazientisce — la tifoseria comincia a rumoreggiare. In un mondo normale, il patron valuterebbe le prestazioni e, se necessario, cambierebbe l’allenatore.A Grosseto, invece, succede l’esatto contrario.

Il “campionato” è quello dei lavori pubblici e della gestione urbana.Prendiamo Piazza della Palma: un cantiere infinito, dove le deleghe si intrecciano come ruoli di campo. L’assessore al centro storico ha cinque squadre da gestire; quello ai lavori pubblici, una sola. Ma i risultati, per entrambe le “formazioni”, restano deludenti.

La città, cioè i tifosi, protesta. Dai bar si passa ai giornali, dalle chiacchiere alla richiesta di una testa sul piatto. Ma nel campionato OICLAC non si esonera nessuno: si chiude lo stadio.

Così i cittadini restano fuori, senza sapere cosa accade in campo. Si diffondono solo comunicati e conferenze stampa tardive, quando va bene. Sui giornali si leggono articoli trionfalistici: si parla di riconoscimenti, di “scalate di categoria” degne della Superlega cinese. Ma la realtà è sospesa, come una partita interrotta, con lo speaker che ripete: “Incontro momentaneamente sospeso, seguiranno aggiornamenti.”

Intanto sugli spalti, Giggino, il venditore di gassose e gelati, cambia mestiere a seconda del clima: prima gelati, poi cioccolata calda, poi di nuovo gelati.

Alla fine, con lo stadio chiuso e il pubblico assente, resta solo lui con una cioccolata fredda e una gassosa sgasata.

E la partita? Nessuno lo sa.Il patron non risponde, l’allenatore si offende se qualcuno osa criticare la sua professionalità e scarica la colpa sul massaggiatore, figura misteriosa e intoccabile, definita nei manuali come “tecnico ai massimi livelli” — forse appena sotto il Padreterno. In realtà, nessuno sa chi sia. Non parla, non risponde, ma decide tutto: chi entra, chi esce, chi resta in panchina. Non risponde ai tifosi, non dipende dal patron e, naturalmente, non si può criticare.

E l’allenatore? Arriva almeno a Natale?Nel mondo reale, verrebbe esonerato. Ma qui no: nel mondo OICLAC, l’allenatore non è un allenatore, è un EROTANELLA — cioè un allenatore al contrario — e quindi non solo non viene licenziato, ma viene premiato. D’altronde, dove lo trovi oggi un “erotanella”?

Il massaggiatore, ovviamente, resta saldo al suo posto: chi mai licenzierebbe il massaggiatore perché la squadra va male? Mica siamo nel tennis, dove Sinner ha cambiato coach.

E l’assessore al centro storico? Silenzio assoluto. Da anni non dice una parola sui cantieri, ma interviene su tutto il resto: politica, candidati, apericene e perfino sport — ironia della sorte, è pure assessore allo sport.

Intanto i cittadini, come tifosi sconfitti, restano sugli spalti chiusi, a chiedersi come sia finita la partita.Guardano la classifica esposta all’albo del Comune, dove la squadra risulta in testa con mille punti di vantaggio sulla seconda, ma nessuno capisce come.

Nel campionato OICLAC non si sa mai chi vince, chi perde o se la partita sia mai iniziata davvero. Solo Giggino, con la sua gassosa sgasata, resta testimone muto di un campo vuoto e ormai pieno di erbacce.


Giandomenico Torella

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