Passa ai contenuti principali

Stalin e la gallina

                                         


                                                            Le favole insegnano sempre qualcosa.
Mi piacciono le favole.
Da bimbo le divoravo ...poi ho scoperto Mark Twain e da quel momento le scrivo .
Le favole ,i racconti ma anche gli  aneddoti sono sono, credo, le ultime cose innocenti che dicono una cosa e ne vogliono significare un'altra, positiva e rassicurante , anche quelle che non sono a lieto fine. Una truffa a fin di bene .
Eccone una che casca a fagiuolo con quello che succede a Grosseto .


"In una delle sue solite riunioni, Stalin chiese che gli venisse portata una gallina: la prese e la strinse forte con una mano mentre con l’altra iniziò a spennarla. La gallina urlava dal dolore e tentava di scappare in ogni modo senza riuscirci, la presa era troppo forte per lei. Stalin riuscì a toglierle tutte le piume senza grandi problemi e una volta terminato disse ai suoi aiutanti: “Adesso guardate cosa accade”. Mise la gallina per terra e si allontanò da lei, andò a prendere del grano mentre i suoi collaboratori la osservavano meravigliati mentre, dolorante e sanguinante, correva da lui che tirava delle manciate di grano per terra facendo il giro della stanza. Ad ogni passo di lui ne corrispondevano altrettanti della gallina che non si allontanava. A questo punto Stalin si rivolse ai suoi aiutanti, sorpresi di ciò che stavano osservando e disse: “Così – facilmente – si governano gli stupidi. Avete visto come la gallina mi inseguiva nonostante tutto il dolore che gli ho procurato. La maggior parte dei popoli sono così, continuano a seguire i loro governanti e i politici nonostante tutto il dolore che gli provocano, con il solo scopo di ricevere un regalo da niente o semplicemente un po’ di cibo per qualche giorno”.
Ovviamente è una favola. Non è che è proprio proprio aderente a quello che è sotto gli occhi di tutti ,mica c'è Stalin a Grosseto. A voler andare sotto la superficie però....
Partiamo dal coro di lamentazioni (qualsi) tutte indirizzate da dietro la tastiera  al Comune e chi è il “comune”? Qual' è l'immagine del “Comune”?: Il sindaco, ovvio . Quindi il protagonista l'abbiamo identificato. Il personaggio compie un'opera spregevole: far soffrire un animale e qui , comunque la si pensi, tutti siamo d'accordo che è male. Perchè lo fa? Per spiegare uno dei  meccanismi per conservare il potere ,  comune a qualunque latitudine e in qualunque epoca. Si può chiamare in tanti modi e ha mille immagini: bastone e carota, condizionamento Pavloviano , panem et circenses ma in fondo è sempre la stessa cosa: l'incapace  , il maldisposto  (alla democrazia) , semplicemente il violento usa la sofferenza, la deprivazione, anche di informazioni sul suo operato,  per essere ritenuto un benefattore allorché conceda un qualsivoglia presunto vantaggio o semplicemente quanto è necessario alla pura sussistenza dei suoi sottoposti al solo fine di mantenere quel potere ad ogni costo.
Ma chi gli sta intorno non è meno colpevole della sofferenza della gallina.  Chi sta a guardare e trema al pensiero che un dissenso potrebbe ( nel caso di Stalin quasi certo) comportare un danno per  , una perdita di status o semplicemente non poter essere tra i primi a raccogliere le briciole che cadono dalla mensa del potente, chi semplicemente non dice NO!  si può definire in un solo modo : COMPLICE
Questa favola , questo aneddoto fa pensare.
Fa porre delle domande . Parecchie purtroppo.
Con le prole di Laoconte (in latino che fa più figo) timeo danaos et dona ferentes  che tradotto significa :diffido quando uno che sinora mi era avverso mi fa un regalo non richiesto , quando vedo un regalo o  una iniziativa  pubblicizzata come un regalo , 10, 100 o chissà  quanti mila euro per tutti o per tanti , senza impegno e con fini nobili e solidali , mi si attivano le antenne e tendenzialmente diffido.
Mi chiedo sempre “ dov'è la fregatura? “ o meglio” cosa si nasconde dietro questa facciata ? “ , in definitiva “ se uno dà una cosa ,  qualcosa vuole in cambio; questo che vuole da me?”
Forse la risposta è banalmente visibilità in campagna elettorale, periodo sacro dove persino la pace nel mondo o, più modestamente, l'abolizione delle tasse è sicuramente tra le parole di ogni candidato che si rispetti DEVE pronunciare         ( oltre a ordine, sicurezza, strade, ponti , acquedotti, e , crepi l'avarizia concertoni in piazza gratis ovvio). 

Ma per avere, prima devi dare (il voto) , versione aggiornata della procedura negoziale araba : prima dare soldi poi vedere cammello,poi se ne parla, il quando è poi e basta ,comunque io il potere ce l'ho e tu no.
Ma forse , proprio per la mia innata diffidenza ci vedo ancora una volta uno Stalin di turno che sparge chicchi di grano in favore di una gallina precedentemente ben spennata a favore di platea plaudente (o timorosa e rassegnata) ,con tanto di dottrina elargita con lo stesso piglio delle allocuzioni papali.
Quelle che non cominciano con “Ei Tu” ma con “ cari fratelli e sorelle” o “ cari cittadini e cittadine” che è lo stesso. Stalin le avrebbe declinate nella forma “ compagni e compagne”,  ma lui era un becero comunista. 

O semplicemente era coerente col suo personaggio : un dittatore capace di affamare milioni di suoi cittadini, un antidemocratico pieno di sè, spasmodicamente egocentrico , manipolatore e paranoico. Lui.

Io la gallina non la faccio: né mi faccio spennare , né raccatto le briciole. Sicuramente non sto a guardare se qualcuno spenna la gallina.
Posso spiegare il meccanismo delle favole e far pensare le persone, quello che Stalin non vuole che si faccia, sennò chiunque capisce il meccanismo che gli tiene il trono sotto il sedere e magari pone la semplice domanda che dovrebbe essere sulla bocca di tutti :" ma mi credi scemo?".
E scusate se è poco.
 
 
Giandomenico Torella 

 

Commenti

Post popolari in questo blog

LE COSE CHE ABBIAMO IN COMUNE SONO 4850

                Qualche giorno fa, su Il Tirreno c'era un articolo che mi ha attratto come una calamita. Ivana Agostini, riferiva della protesta dei giovani dem ( sempre i soliti, questi “sinistri”) sia per l'infinito cantiere della ciclovia , iniziato nel 2011 e ancora al palo, ma sopratutto , udite udite, per la mancanza di trasparenza del Comune di Orbetello nel rendicontare sia i motivi del ritardo sia il motivo dell'aumento dei costi del progetto. M'è subito venuto subito in mente Daniele Silvestri, la sua canzone “le cose che abbiamo in comune sono 4850”. Orbetello e Grosseto hanno in comune più di qualcosa. Tortelli, paesaggi, girasoli , bagnasciuga ,maggioranza di centrodestra, problemi ecc ecc. Quello che , da qualche giorno li accomuna e li lega indissolubilmente è qualcos'altro. Lì non si riesce a sapere come sta andando avanti quel cantiere della ciclovia qui invece pure, non tanto sulla ciclovia, ma tra ...
  IL RUSPO – NATALE  DI PIAZZA DELLA PALMA Sta diventando una tradizione il ruspo-Natale in piazza della palma.  E siamo a due. Come due Pasque, due ferragosto e manca poco due capodanno . Comunque e in qualunque data il sindaco decidesse di farlo festeggiare, manca un mese, vabbè, ma, come si dice a Ravi siamo      “ coi sassi all’uscio” .    E con le tasche vuote, i fondi chiusi e le luci spente, in piazza della palma ovvio. Siamo ancora in attesa del   “cronoprogramma”pomposamente promesso alle Conf …(confcommercio e confartigianato) all’alba del 14 marzo. Siamo sempre in attesa di conoscere la qualità (e il costo ) della “variante” oggetto della “transazione” , sempre annunciata a marzo , stiamo , come direbbero Estragone e Vladimiro , in attesa di Godot che tutti sanno non arriva ( se mai sia esistito) . La commedia c’è ,eccome, viene rappresentata e osannata, figuriamoci!. Ma sto  Godot nessuno l’ha mai visto . Abbi...
  Quello che manca Pensavo....nella mia vita precedente, prima di fare o tentare di fare il commerciante, mi hanno inculcato che massima attenzione doveva porsi non tanto alle cose che ci sono ma quelle che non ci sono e che dovrebbero esserci. Le cose che ci sono si possono misurare e analizzare anche a distanza di anni ( Garlasco docet) ma quella che dovrebbero esserci e non ci sono o si notano subito o sono perse per sempre. Passando volutamente per via Manetti è evidente che manca la panchina. Per carità la scelta di toglierla per motivi di ordine pubblico segue la stesa logica del marito esasperato che si evira per far dispetto alla moglie. Una logica sensata quella che ossequia il principio di causa-effetto (caro a Galileo), per quel marito, sarebbe semplicemente quella di divorziare, eliminando la causa della sua esasperazione, agire sull’effetto non è né produttiva né risolutiva. Girellando per il centro (ma le avvisaglie c’erano già state in piazza Galeazzi) gl...